“Che importa se compro il nuovo iPhone dopo un anno?”

Domanda apparentemente innocua. In realtà, roba da almeno dieci sedute.
Il punto non è davvero l’iPhone, è tutto quello che gli abbiamo appiccicato sopra. “È inutile.” “Costa troppo.” “Con quello che spendi ci compri…” “Il mio telefono fa le stesse cose.” Benissimo. Ma siamo sicuri che questa sia sempre una critica all’iPhone? Perché c’è una cosa che ci piace poco ammettere. A volte non critichiamo ciò che non ci interessa. Critichiamo ciò che vorremmo avere. L’invidia, del resto, ha un talento straordinario, riesce a presentarsi vestita da opinione. “Non lo comprerei mai.” Traduzione possibile, “Se potessi, forse lo comprerei eccome.”Allora il problema non è più il telefono, è il confronto con chi ce l’ha. Se davvero non ti interessa, perché devi spiegarmi per venti minuti, su TikTok, Instagram e Facebook, che il tuo telefono da 300 euro fa esattamente le stesse cose? Nessuno ti sta togliendo il premio Nobel per il risparmio. Chi compra l’iPhone non è necessariamente più ricco, più intelligente o più realizzato. Magari semplicemente gli piace. Se lo può permettere. Oppure no, fa debiti per permetterselo. Ha deciso di comprarlo…
Fine.
Qui, forse, la questione comincia a diventare interessante. Perché siamo così bravi a trasformare una preferenza personale in una piccola battaglia morale? Tu vuoi aspettare un anno prima di comprare un iPhone? Aspetta. Io lo voglio comprare appena esce? Lo compro. Non dovrebbe esserci bisogno di convincere l’altro che la propria scelta è quella giusta.Eppure succede continuamente. Con i telefoni, con le automobili, con le vacanze, con i vestiti. Con tutto ciò che, in qualche modo, può raccontare qualcosa di noi. Perché non compriamo mai soltanto l’oggetto, o almeno, non sempre. A volte compriamo anche quello che l’oggetto significa. Il nuovo iPhone può essere semplicemente un telefono. Un oggetto tecnologico che piace, che funziona bene e che qualcuno desidera avere. Ma può diventare anche uno status symbol. Un piccolo messaggio da mandare agli altri, “Guardate, posso permettermelo.” Dall’altra parte, può esserci un altro messaggio: “Io non ho bisogno di spendere tutti quei soldi per un telefono.” Anche questo è un modo per raccontarsi.
Il problema non è stabilire chi abbia ragione. Il problema è capire perché abbiamo così tanto bisogno che l’altro sappia di aver torto. Se davvero non mi interessa l’iPhone, perché sento il bisogno di convincere te che è inutile? Se invece lo desidero così tanto, perché devo averlo immediatamente? Forse perché, in entrambi i casi, c’è qualcosa che ha poco a che fare con lo smartphone. C’è lo sguardo dell’altro. Quello sguardo che può farci sentire inferiori, invidiosi, esclusi. Oppure, al contrario, importanti, arrivati, finalmente all’altezza. Ed è curioso come basti un telefono per riaprire questioni molto più vecchie.
A volte dietro un “Che schifo, spendere tutti quei soldi per un telefono” c’è semplicemente un “Quanto vorrei averlo”. Dietro un “Devo avere il nuovo iPhone appena esce” potrebbe esserci un “Ho bisogno che gli altri vedano che posso permettermelo.” Non è sempre così, naturalmente. Sarebbe troppo facile. E anche piuttosto comodo, da psicoanalisti, trovare l’invidia nascosta dietro ogni acquisto o dietro ogni critica. Ma qualche volta vale la pena fermarsi un momento prima di dire che una cosa non ci interessa. Chiedersi se davvero non ci interessa. Oppure se ci interessa fin troppo.
Freud, a questo punto, avrebbe probabilmente già chiuso la seduta.
Ma io sono solo un apprendista stregone, e pure maldestro, quindi mi resta una domanda. Chi dei due è più interessato all’iPhone? Quello che lo compra? O quello che passa venti minuti sui social a spiegare quanto sia inutile? Non lo so. Però forse possiamo smettere, almeno per un momento, di trasformare ogni scelta di consumo in un giudizio sulla persona che la compie. Tu vuoi aspettare un anno? Aspetta. Io lo voglio comprare subito? Lo compro. Così magari, la prossima volta che ci viene da dire “che schifo”, possiamo chiederci cosa c’è davvero dietro.
Perché a volte dietro un “che schifo” c’è un semplice “Quanto vorrei averlo.”
A volte dietro un “devo averlo subito” c’è invece un “Quanto ho bisogno che gli altri sappiano che posso averlo.” Alla fine, l’iPhone rimane un telefono. La parte interessante, come spesso accade, siamo noi. La vera domanda non è nemmeno se convenga comprare il nuovo iPhone dopo un anno ma …
Quanto di quello che desideriamo appartiene davvero a noi e quanto nasce dallo sguardo degli altri?

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