Eros e Thanatos

Tra pulsione di morte, lutto e trauma

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Robby finds Abbott on the edge of the roof. (Warrick Page/MAX)

Cosa accade dentro di noi quando la sofferenza diventa così intensa da mettere in discussione il desiderio stesso di continuare a vivere? È una domanda che attraversa la psicoanalisi e che trova una rappresentazione particolarmente intensa in una scena di The Pitt. Un medico racconta perché, nonostante ciò che ha vissuto, non abbia mai scelto di togliersi la vita. Ha perso una gamba, ha perso la moglie e ogni giorno, lavorando in ospedale, si confronta con la malattia, il dolore e la morte. La sua risposta non nega nulla di tutto questo. Al contrario, parte dal riconoscimento della fragilità dell’esistenza. La vita può essere insopportabile, brutale, brutta e straziante, ma può essere anche bellissima. È proprio in questa apparente contraddizione che possiamo trovare una chiave per comprendere Eros e Thanatos nella psicoanalisi.

Eros e Thanatos e la tensione tra vita e morte

Nella teoria di Sigmund Freud, Eros è associato alle pulsioni di vita, al legame, alla costruzione e alla capacità di investire energia affettiva nel mondo. È ciò che permette di creare relazioni, amare, prendersi cura e continuare a rivolgersi verso l’esistenza. Thanatos, invece, indica la pulsione di morte, una tendenza verso la distruttività, la ripetizione e la riduzione della tensione. Non coincide semplicemente con il desiderio cosciente di morire, ma appartiene a una concezione più ampia delle forze distruttive presenti nella vita psichica.

Queste due dimensioni possono entrare in particolare tensione quando una persona affronta un trauma o una perdita profonda. Di fronte a una sofferenza estrema può emergere il desiderio di sottrarsi al dolore, di interromperlo, di non sentire più. Ma nello stesso individuo può continuare a esistere qualcosa che lo lega alla vita, una relazione, un ricordo, una responsabilità, un progetto o semplicemente la possibilità di riconoscere ancora qualcosa di bello. È questo il punto centrale del dialogo di The Pitt. Il protagonista non nega la sofferenza e non cerca di trasformarla in una lezione positiva. La riconosce come parte della condizione umana, senza però permettere che diventi l’unica verità possibile.

Trauma, lutto e capacità di integrare gli opposti

Il trauma può modificare profondamente il modo in cui una persona percepisce se stessa e il proprio futuro. La perdita di una parte del corpo può mettere in crisi l’identità e il rapporto con il proprio corpo. La perdita della persona amata può interrompere una vita condivisa e lasciare un vuoto difficile da rappresentare. Anche l’esperienza quotidiana dei medici li porta continuamente a confrontarsi con il limite. In ospedale la malattia e la morte non sono concetti astratti, ma realtà incontrate durante ogni turno. Per proteggersi, chi lavora in questi contesti può sviluppare una distanza emotiva necessaria, che tuttavia rischia di trasformarsi in negazione o cinismo.

L’elaborazione del lutto richiede invece la possibilità di riconoscere la perdita senza cancellare tutto ciò che rimane. Non significa dimenticare chi abbiamo perso e nemmeno trasformare il dolore in qualcosa di positivo. Significa imparare, gradualmente, a vivere in una realtà che non è più quella di prima. Possiamo essere profondamente feriti e continuare ad amare. Possiamo provare rabbia e gratitudine, nostalgia e desiderio di futuro. La salute psichica non consiste nell’eliminare queste contraddizioni, ma anche nella capacità di tollerarle e integrarle.

Eros, resilienza e la scelta di restare dalla parte della vita

In questa prospettiva, Eros non rappresenta una felicità permanente, ma la capacità di mantenere un investimento nella vita nonostante ciò che è stato perduto. Può manifestarsi in una relazione, nella cura di qualcuno, in un progetto o nella semplice disponibilità a lasciarsi ancora coinvolgere dall’esistenza. Non significa essere invulnerabili o tornare esattamente alla persona che si era prima del trauma. Significa poter integrare ciò che è accaduto nella propria storia e trovare, lentamente, un nuovo modo di stare nel mondo.

Questo a mio parere è il messaggio più forte della scena di The Pitt. Non dobbiamo scegliere tra l’illusione che la vita sia sempre bella e il cinismo secondo cui nulla abbia più valore. Possiamo sostenere entrambe le verità.

La vita può essere brutale, ingiusta e straziante e può essere, nello stesso tempo, bellissima.

L’elaborazione del lutto e la risposta al trauma passano anche dalla capacità di abitare questa contraddizione. Non negando il dolore, ma attraversandolo.

Perché Eros non cancella Thanatos. Ma può impedirgli di avere l’ultima parola.

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