Settembre porta con sé una sensazione particolare

Dopo le vacanze riprendono il lavoro, la scuola, gli impegni e la routine. Insieme alla quotidianità tornano anche i soliti buoni propositi. Cambiare abitudini, essere più organizzati, prendersi più cura di sé. Come se il nuovo mese potesse rappresentare una linea di confine tra ciò che siamo stati e ciò che vorremmo diventare. Ma perché sentiamo così forte il bisogno di ricominciare?
Il desiderio di un nuovo inizio può contenere la fantasia di poter lasciare indietro qualcosa di noi. Una stanchezza, un’insoddisfazione, una relazione difficile, una scelta rimandata. “Da settembre cambierò” sembra parlare del futuro, ma spesso contiene anche un giudizio sul presente, così come sono, non mi basto. E’ qui che il desiderio di cambiamento può incontrare il Super-Io, quella dimensione psichica che può diventare esigente e giudicante. Non ci chiede soltanto di stare meglio, ma di essere migliori, più produttivi, più sicuri, più equilibrati.
Anche il benessere, così, rischia di diventare una prestazione. C’è una differenza importante tra dire “vorrei stare meglio” e “dovrei stare meglio”. Nel primo caso c’è un desiderio; nel secondo, un obbligo. Quando il desiderio diventa un dovere, anche prendersi cura di sé può generare ansia e senso di inadeguatezza.
Le vacanze, però, possono aver fatto emergere qualcosa che la routine tende a coprire. Quando rallentiamo, possiamo accorgerci di essere più stanchi di quanto pensassimo, di non sentirci più bene in una relazione o di desiderare qualcosa di diverso. Poi ricominciamo; volte fare, organizzare, programmare diventa anche un modo per non ascoltare. Settembre non dovrebbe essere soltanto il mese dei nuovi propositi. Può diventare un’occasione per fermarsi e chiedersi che cosa desidero davvero?
Non tutto ciò che sentiamo di dover cambiare ha bisogno di essere cambiato. Alcune cose hanno bisogno, prima di tutto, di essere comprese. Ricominciare non significa necessariamente diventare qualcun altro. A volte significa ascoltare ciò che dentro di noi continua a chiedere attenzione. Da lì che può iniziare un cambiamento autentico.

Grazie delle tue riflessioni Bruno